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Memoria e resistenza: a Buenos Aires per dire “Nunca Más” al fascismo

Mai più fascismo. È quello che si è sentito per le strade di Buenos Aires nelle ultime ore, ed è parte del titolo di una iniziativa, tenuta nella capitale argentina il 25 marzo, nell’ambito del 50° anniversario del colpo di Stato del 1976, una data simbolo della memoria collettiva, della verità e della giustizia.

“Memoria y resistencias: Nunca más fascismo”, promosso dalla CGIL e dalla rete sindacale internazionale IAFTUN, insieme a INCA Argentina, SPI e FLC, è stato un importante momento di riflessione su passato e futuro, che ha riunito presso il Centro Cultural de la Cooperación riunendo rappresentanti del mondo del lavoro, dei diritti umani e della cultura.

L’evento si inserisce in un contesto particolarmente significativo: pochi giorni prima, il 24 marzo, l’Argentina ha commemorato l’anniversario del golpe del 1976, una data simbolo della memoria collettiva, della verità e della giustizia. Le giornate dal 21 al 24 marzo hanno visto mobilitazioni, visite ai luoghi della memoria e grandi manifestazioni popolari, culminate nella storica Plaza de Mayo, dove ogni anno milioni di persone ricordano le vittime della dittatura e riaffermano l’impegno per la democrazia e i diritti sociali.

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In questo clima, il convegno del 25 marzo ha rappresentato un momento di riflessione e confronto internazionale sul valore della memoria come strumento per contrastare l’avanzata delle destre estreme e delle politiche autoritarie.

Un programma ricco di interventi

La mattinata si è aperta con i saluti istituzionali del Centro Cultural de la Cooperación, del CLACSO e di rappresentanti sindacali, tra cui l’ex ministro del Lavoro Carlos Tomada. A seguire, l’introduzione di Alfredo Llana, presidente di INCA Argentina, e una lectio magistralis di Enrico Calamai, il diplomatico che, da viceconsole italiano a Buenos Aires, salvò oltre 300 persone dalla ferocia della dittatura militare argentina e che oggi è socio onorario di INCA Argentina.

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Il cuore dell’iniziativa è stata la tavola rotonda dal titolo "L'importanza delle memoria per combattere l'estrema destra", moderata da rappresentanti della rete internazionale e con la partecipazione, tra gli altri, delle Abuelas de Plaza de Mayo, di organizzazioni per i diritti umani e di importanti centrali sindacali argentine e latinoamericane.

I lavori sono proseguiti con la premiazione delle studentesse e degli studenti italiani vincitori del concorso organizzato da FLC e SPI Cgil e finalizzato a diffondere la conoscenza dei tragici fatti storici che riguardano l’Argentina e gli orrori perpetrati tra il 1976 e il 1983 dalla terribile dittatura militare durante la quale si calcola siano scomparsi fino a 30.000 dissidenti o sospettati tali. “La ricerca delle Abuelas: l’impegno per la verità e la giustizia perché gli orrori non si ripetano”: questo il tema del concorso, con i partecipanti che hanno presentato lavori didattici individuali in forma scritta, grafica, plastica, musicale, multimediale.

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Le parole di Alfredo Llana: memoria, critica e impegno

Nel suo intervento, Alfredo Llana, presidente di INCA Argentina, ha offerto una riflessione profonda e personale, intrecciando la sua esperienza di militante, dirigente sindacale e sopravvissuto alla stagione della dittatura.

“Come italiano – ha ricordato – voglio partire dall’articolo 11 della Costituzione: l'Italia ripudia la guerra”. Da qui, il richiamo alle guerre contemporanee e alle violazioni del diritto internazionale, sottolineando la necessità di non restare indifferenti di fronte alle ingiustizie globali.

Llana ha poi ricostruito il ruolo dell’INCA in Argentina, dalla crisi del 2001 al lavoro di raccolta delle testimonianze negli anni ’90, quando ancora non era possibile processare i responsabili dei crimini della dittatura. Ha ribadito con forza che il terrorismo di Stato non fu un episodio isolato o irrazionale, ma “la via scelta dai poteri forti per disciplinare il popolo e appropriarsi delle risorse del Paese”.

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Inca Argentina nasce infatti a Buenos Aires negli anni Sessanta, grazie all’iniziativa di un gruppo di emigrati italiani e di altre associazioni impegnate nel campo dell’emigrazione. Queste persone rappresentarono una forza nuova che rivendicava i diritti dei lavoratori e conquistava spazi di rappresentanza all’interno della comunità italiana. L’Associazione contribuì in modo determinante a organizzare una rete clandestina che rese possibile la fuga di centinaia di giovani italo-argentini dall’Argentina delle torture e dei desaparecidos.

Un passaggio centrale del suo intervento ha riguardato il presente: “Stiamo vivendo la più grande concentrazione di potere e ricchezza della storia. L’ultradestra è uno strumento di questo potere”. Da qui, l’invito a non limitarsi alla denuncia, ma a interrogarsi anche sulle fragilità delle democrazie contemporanee: “Dobbiamo chiederci cosa non ha funzionato, cosa ha reso la democrazia così fragile da permettere questa deriva”.

Nonostante le difficoltà, Llana ha lanciato un messaggio di speranza e responsabilità: “Tanto dolore non è stato vano. Chi ha lottato per la libertà e l’uguaglianza ci ha lasciato un’eredità che dobbiamo raccogliere”. E ha concluso con un invito all’azione: “Dobbiamo tornare ad avere iniziativa, costruire un nuovo senso comune, innovare senza dimenticare il meglio del passato”.

Parole chiave come “protesta”, “collettivo”, “cooperazione”, “resistenza” e soprattutto “sociale” – ha detto – restano oggi più preziose che mai.

Il ruolo dell’Inca e l’eredità di Filippo Di Benedetto

Durante l’iniziativa è intervenuto anche Giuseppe Peri, responsabile del dipartimento estero di INCA CGIL, che ha ricordato il ruolo del patronato nel mondo: “L’Inca è una presenza concreta accanto a lavoratrici e lavoratori e alle comunità migranti, in Italia e all’estero. È uno strumento di tutela, ma anche di solidarietà e di difesa dei diritti, soprattutto nei momenti più difficili”.

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Peri ha poi voluto rendere omaggio a Inca Argentina e a una figura simbolo come Filippo Di Benedetto: “La storia dell’Inca in Argentina è fatta di persone che hanno scelto di non voltarsi dall’altra parte. Di Benedetto ne è l’esempio più alto. Emigrato calabrese, dirigente sindacale e antifascista, Di Benedetto durante la dittatura militare fu protagonista di una straordinaria rete di solidarietà, aiutando centinaia di perseguitati a fuggire dal Paese insieme al console Enrico Calamai. Un impegno portato avanti senza protezioni, rischiando in prima persona: un “passaporto per la libertà” costruito con coraggio e senso di giustizia. Ricordare queste figure significa capire cosa vuol dire davvero stare dalla parte dei diritti. Ricordarle qui, alla presenza di tante e tanti giovani è ancora più importante. Sono loro che rappresentano la continuità di questo impegno. Sono i giovani che mantengono vivo il ricordo, perché senza memoria non c’è futuro”.

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Memoria come strumento per il futuro

L’iniziativa di Buenos Aires ha confermato come la memoria non sia solo un esercizio sul passato, ma uno strumento vivo per leggere il presente e costruire il futuro. In un contesto segnato da nuove disuguaglianze e tensioni politiche, il richiamo alla storia della dittatura argentina diventa un monito universale.

“Mai più fascismo” non è stato solo uno slogan, ma un impegno condiviso: difendere la democrazia, i diritti del lavoro e la giustizia sociale, oggi come ieri.

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