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Inps e Patronati a Palermo: la riforma della disabilità in Sicilia

Dopo Perugia, il percorso formativo congiunto tra Inps e patronati sulla riforma della disabilità ha fatto tappa a Palermo, dodicesima città di un itinerario che attraversa l'Italia da Nord a Sud. Per Inca è intervenuto Giuseppe La Loggia, coordinatore di Inca Cgil Sicilia, che ha portato i dati e le riflessioni di un territorio alle prese con una sperimentazione partita nel 2025 e da subito alle prese con sfide concrete.

inps palermo

La sperimentazione in Sicilia: una partenza a tappe

In Sicilia la sperimentazione del nuovo sistema di valutazione della disabilità, introdotto dal decreto legislativo 62/2024, è partita nel 2025 nella sola provincia di Palermo. Da marzo 2026 il perimetro si è allargato: sono entrate nella sperimentazione anche le province di Caltanissetta, Catania e Messina. Un avvio graduale, che riflette la complessità di un territorio vasto e articolato, con caratteristiche socioeconomiche molto differenziate al suo interno.

Il dato che colpisce: le domande calano del 40%

Il numero più significativo emerso dall'intervento di La Loggia riguarda le domande presentate: con l'avvio della sperimentazione, in Sicilia le richieste di riconoscimento della disabilità sono diminuite del 40%. Un calo che non può essere letto semplicemente come un segnale positivo. Al contrario, solleva una domanda urgente: quante persone che avrebbero diritto a una tutela non stanno arrivando a presentare domanda?

Il nuovo sistema affida ai medici accreditati il compito di avviare il procedimento trasmettendo il certificato medico introduttivo, un documento più articolato rispetto al passato, che ha valenza di domanda. Un cambio di paradigma che ha modificato profondamente i flussi di accesso: molte persone che in precedenza si rivolgevano direttamente al patronato per avviare la pratica oggi dipendono dalla disponibilità e dalla preparazione del proprio medico. Quando questo passaggio non funziona, la domanda semplicemente non parte.

Inps Palermo 2

Un altro nodo: il 20% delle pratiche è incompleto

A complicare ulteriormente il quadro c'è un secondo dato: in circa il 20% delle pratiche mancano i dati socioeconomici necessari per procedere alla liquidazione delle prestazioni economiche. Senza la trasmissione dell'AP70 - il modulo che raccoglie le informazioni sul reddito e sul nucleo familiare - anche chi ha ottenuto il riconoscimento sanitario rischia di non ricevere quanto gli spetta. Un'incompletezza che, nella maggior parte dei casi, non dipende dalla volontà delle persone, ma dalla complessità di un procedimento che richiede più passaggi e più interlocutori.

Perché il patronato fa la differenza

È qui che il ruolo del patronato diventa determinante. In Sicilia, come nel resto d'Italia, i patronati rappresentano il punto di riferimento più capillare e accessibile per lavoratrici e lavoratori, pensionate e pensionati, e per tutte le persone che si trovano a dover navigare un sistema in trasformazione. L'assistenza è gratuita e la presenza sul territorio - anche nei comuni più piccoli e nelle aree interne - è un presidio che nessun altro soggetto può sostituire.

La riforma ha ridefinito i ruoli, ma non ha ridotto il bisogno di orientamento, accompagnamento e tutela. Al contrario: in una fase in cui il procedimento è più complesso e i rischi di esclusione sono reali, la figura dell'operatrice e dell'operatore di patronato - capace di incrociare il bisogno della persona con la conoscenza della norma - è più preziosa che mai.