Aveva lavorato vent'anni in Italia come badante. Quando si è informata per capire se avrebbe potuto accedere alla pensione, le hanno detto di no: i contributi versati non bastavano a raggiungere il minimo. Le consulenze a cui si era rivolta erano concordi. Così, tornata a Capo Verde, aveva lasciato perdere.
Oggi quella pensione le è stata riconosciuta. Cinque anni di arretrati, circa 40mila euro, e un assegno mensile di 615 euro, rispetto a una prima stima di 300 euro.
Il caso è arrivato allo sportello Inca del Tiburtino, a Roma, circa un anno fa. A presentarsi non è stata lei, ormai rientrata nel suo Paese, ma un'amica, che era passata dallo sportello sociale pensionati per chiedere informazioni.
Ci sono voluti mesi. E più uffici: oltre all'Inca, lo SPI e l'ufficio immigrati. A rallentare tutto è stata soprattutto la natura transnazionale della pratica, che ha imposto le traduzioni ufficiali dei documenti tra i due Stati.
La svolta è arrivata con il riscatto dei periodi di maternità e congedo parentale, il recupero dei contributi effettivamente versati e l’integrazione al trattamento minimo. Messi insieme, questi elementi hanno ribaltato la prospettiva: da nessun diritto alla pensione, a un assegno mensile e degli arretrati.