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Amianto: famiglia risarcita con oltre 300mila euro

Nelle scorse settimane è stato raggiunto un accordo transattivo che riconosce oltre 300mila euro alla famiglia di un lavoratore portuale di Ancona, deceduto dopo una lunga malattia legata all'esposizione all'amianto durante l'attività lavorativa. La somma arriva dopo il complesso percorso di riconoscimento della malattia professionale da parte di Inail, che ha permesso alla famiglia di ottenere anche la rendita ai superstiti e la maggiorazione aggiuntiva del Fondo Vittime dell’Amianto. Il caso è stato seguito dal Patronato Inca Cgil di Falconara Marittima e di Chiaravalle, in provincia di Ancona.

Il caso

L'uomo aveva lavorato per anni in un'importante azienda operante nell'area portuale, dove secondo quanto ricostruito, è stato esposto per lungo tempo all'amianto durante le fasi di lavorazione. Dopo la sua scomparsa, gli eredi hanno deciso di intraprendere un percorso legale per il riconoscimento dei propri diritti nei confronti dell'impresa che all'epoca era il suo datore di lavoro.

Si tratta purtroppo di uno dei numerosi casi che ancora oggi, a distanza di quasi 35 anni dalla messa al bando dell'amianto in Italia, continuano a colpire ex operai e tecnici del settore portuale, esposti in passato a materiali che oggi sappiamo essere causa di patologie gravi come asbestosi e mesotelioma pleurico.

L'assistenza del Patronato

Il Patronato Inca Cgil ha seguito la famiglia lungo l'intero percorso, a partire dal riconoscimento della malattia professionale da parte dell'Inail. Questo passaggio ha permesso di ottenere anche il riconoscimento della rendita ai superstiti e della maggiorazione aggiuntiva prevista dal Fondo vittime dell'amianto.

Gli eredi, che si erano rivolti alle sedi del Patronato di Falconara Marittima e di Chiaravalle, sono stati seguiti anche nell'azione risarcitoria promossa nei confronti dell'azienda, conclusasi con un accordo transattivo del valore di oltre 300mila euro a favore della famiglia. Al risultato ha contribuito l'assistenza legale dell'avvocata Elisa Marchesini del Foro di Ancona.

Situazioni come queste riportano al centro la questione della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro: la tutela dell'integrità fisica dei lavoratori resta un obbligo non derogabile per le aziende. Pur non potendo restituire ciò che è stato perso, un accordo di questo tipo rappresenta comunque un passo importante per il riconoscimento dei diritti del lavoratore e dei suoi familiari.

Come rivolgersi al Patronato

Chi ritiene di aver subito un danno alla salute collegato alla propria attività lavorativa, anche a distanza di anni, può rivolgersi agli uffici Inca Cgil per una valutazione della propria situazione. Il Patronato offre assistenza a lavoratrici e lavoratori, ed eventualmente ai loro familiari, per verificare la sussistenza dei presupposti per un'azione di tutela dei propri diritti.

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