Inca Cgil e l’Istituto delle Assicurazioni Sociali dell’Albania (Issh) hanno firmato oggi, 8 ottobre, un protocollo d’intesa per la tutela previdenziale delle cittadine e dei cittadini albanesi con un’esperienza migratoria in Italia e delle italiane e degli italiani che vivono in Albania.

Che cosa prevede il protocollo con ISHH
Inca si impegna a garantire assistenza in materia previdenziale, giuslavoristica e di diritto dell’immigrazione, attraverso le proprie strutture in Albania e in Italia. Queste alcune delle attività previste:
- Contribuzione volontaria: Inca sarà un punto di riferimento sul territorio per offrire informazioni sui versamenti volontari previsti dalla legge albanese.
- Assistenza per la presentazione delle Domande di pensione e di altre prestazioni di sicurezza sociale: le strutture di Inca offriranno informazioni e una prima assistenza.
- Sportelli migranti: saranno attivati nelle zone con alta densità di immigrazione albanese e italiana.
- Informazione e promozione reciproca dei servizi: Inca e Ishh collaboreranno per informare ed orientare i cittadini e per la distribuzione di materiali informativi
- Assistenza per i servizi e le domande online: Inca esprime la propria disponibilità ad assistere i cittadini per le domande tramite piattaforme elettroniche albanesi ed italiane.
Il protocollo prevede inoltre iniziative di informazione in Italia e in Albania sulle prestazioni previdenziali e sociali di Inps e Issh, un programma di formazione per le operatrici e gli operatori di Inca sulle procedure albanesi di accesso alle prestazioni e studi congiunti sulla situazione previdenziale delle albanesi e degli albanesi in Italia, e viceversa.

Il contesto
La comunità albanese è la seconda comunità straniera extra Ue presente in Italia. Circa 400mila persone sono titolari di un permesso di soggiorno italiano, quasi un milione ha avuto un’esperienza lavorativa nel nostro Paese e 250mila hanno ottenuto anche la cittadinanza italiana.
Negli ultimi anni è cresciuto il numero di albanesi che tornano a vivere e investire nel Paese di origine, così come quello di italiane e italiani che scelgono di stabilirsi in Albania. Dal 2024 è in vigore l’accordo bilaterale di sicurezza sociale tra i due Paesi, che consente la totalizzazione dei periodi assicurativi e retributivi maturati in Italia e in Albania.
L’incontro presso l’Ambasciata di Tirana
L’intesa arriva il giorno dopo l’incontro a Tirana tra una delegazione nazionale di Inca, guidata dal responsabile esteri Giuseppe Peri, e Giacomo Montemarani, Capo della Cancelleria Consolare. Al centro del confronto il progetto Form@3, finanziato dal Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione (Fami) 2021-2027, di cui Inca è ente capofila e che riguarda anche l’Albania.
“Italia e Albania sono legate da una storia di lavoro, migrazioni e relazioni familiari che riguarda centinaia di migliaia di persone – dichiara Giuseppe Peri – Il protocollo tra Inca e Issh ci permette di essere, oggi ancora di più, un punto di riferimento per la tutela delle lavoratrici e ai lavoratori albanesi che hanno vissuto in Italia, e per le italiane e agli italiani che oggi vivono in Albania. Va nella stessa direzione Form@3, che accompagna le persone già prima della partenza: l’integrazione comincia nel Paese di origine e ha bisogno di una rete di servizi pronta ad accogliere chi arriva. Un progetto, di cui siamo capofila, giunto alla sua terza edizione e che riguarda anche l’Albania”.
Form@3: l’integrazione comincia prima della partenza
Il progetto Form@3 parte da un principio: il percorso di integrazione di lavoratrici, lavoratori e delle loro famiglie non deve iniziare all’arrivo in Italia, ma nel Paese di origine.
Chi partecipa segue almeno dieci ore di orientamento, dieci di educazione civica e quaranta di formazione linguistica. Le attività si svolgono in nove Paesi chiave per i flussi verso l’Italia: Marocco, Tunisia, Senegal, Albania, Bangladesh, Sri Lanka, Filippine, Perù ed Ecuador.
Il progetto si rivolge soprattutto a chi arriva per ricongiungimento familiare, oggi circa il 40% degli ingressi. Tra questi, il 56% riguarda donne e circa la metà minori.
Form@3 è alla terza edizione e ha radici nel 2017. Nella prima hanno seguito i corsi pre-partenza oltre tremila persone da undici Paesi. La seconda, ridotta a cinque Paesi per le restrizioni alla mobilità legate alla pandemia, ha coinvolto Albania, Senegal, Tunisia, Marocco ed Egitto. Il partenariato riunisce quattro patronati: Acli, Inas Cisl, Inca Cgil e Ital Uil.