Il presidente del patronato è intervenuto all'assemblea di programma della Cgil al Teatro Brancaccio di Roma. Al centro, la distanza tra diritti riconosciuti e diritti esigibili e il legame tra tutela individuale e azione collettiva.
Quale tutela servirà nei prossimi anni, come cambiano la società e il lavoro, quali strumenti costruire per continuare a garantire alle persone l’accesso ai diritti sociali e di cittadinanza.
Da queste domande è partito Michele Pagliaro, presidente dell'Inca, intervenuto il 5 novembre al Teatro Brancaccio di Roma nella prima giornata di "Il futuro è adesso", l'assemblea con cui la Cgil discute il proprio Programma fondamentale.

La giornata si è aperta con l’intervento di Francesco Sinopoli, presidente della Fondazione Di Vittorio e la relazione introduttiva di Serena Sorrentino, segretaria confederale Cgil e presidente della commissione per il Programma fondamentale, per poi continuare con dibattito molto partecipato.

In conclusione, il confronto, moderato da Marco Damilano, tra il segretario generale della Cgil Maurizio Landini e Riccardo Magi, Più Europa, Maria Elena Boschi, Italia Viva, Angelo Bonelli, Europa Verde, Nicola Fratoianni, Sinistra Italiana, Giuseppe Conte, Movimento 5 Stelle ed Elly Schlein, Partito Democratico.
Dal diritto scritto al diritto esigibile
L'Inca nasce nel 1945 per volontà di Giuseppe Di Vittorio, attorno a un principio: nessuno deve essere lasciato solo di fronte alla complessità dei propri diritti. Dopo oltre 80 anni, ci troviamo di fronte a uno scenario in cui il lavoro si frammenta, le carriere sono sempre più discontinue, le disuguaglianze crescono e l'accesso alle prestazioni è spesso complicato.

“Un diritto riconosciuto, ma concretamente inaccessibile, non è ancora un diritto pienamente conquistato - ha commentato Pagliaro - È nello spazio tra il diritto scritto e quello esigibile che si colloca la funzione del patronato, uno spazio che rischia di allargarsi per norme poco chiare, procedure complesse, ritardi amministrativi e decisioni automatizzate difficili da comprendere e contestare. La sfida è passare da una tutela a domanda a una tutela proattiva, capace di raggiungere le persone prima che l'esclusione diventi disuguaglianza, senza rinunciare all'ascolto e alla relazione umana.”
Dal caso individuale alla questione collettiva
Dietro una domanda di pensione c'è una storia lavorativa. Dietro una prestazione negata può esserci una regola ingiusta. Dietro una malattia professionale non riconosciuta, c’è quasi sempre un problema che riguarda migliaia di lavoratrici e lavoratori.
“Per questo - ha continuato Pagliaro - tutela individuale e azione collettiva sono inseparabili: il compito è riconoscere nelle singole vicende le questioni comuni e trasformarle in contrattazione e cambiamento, per «trasformare un bisogno in un diritto e un diritto in una conquista comune”.
I temi aperti
Salari bassi e carriere discontinue rischiano di produrre una generazione di pensionate e pensionati poveri, con un prezzo doppio per le donne, tra divario retributivo e lavoro di cura poco riconosciuto. Per le giovani e i giovani, precarietà, difficoltà di accesso alla casa e incertezza previdenziale rendono difficile costruire autonomia.
“Il futuro - ha detto Pagliaro - deve diventare un progetto collettivo e non una conquista individuale.”
Sulla disabilità e la non autosufficienza, semplificare le procedure significa garantire un accesso effettivo ai diritti. Sul fronte della salute e sicurezza, restano spesso invisibili le malattie professionali, e la paura di perdere il lavoro può impedire persino di denunciare un danno. Le migrazioni richiedono una rete di tutela capace di operare oltre i confini nazionali. Quanto alla digitalizzazione, può migliorare i servizi, ma la tecnologia deve restare al servizio delle persone e non diventare una nuova barriera tra loro e i loro diritti.
Le priorità
Per Pagliaro, un sindacato proiettato nel futuro è quello che rafforza il collegamento tra tutela individuale, contrattazione e iniziativa confederale, che nella formazione permanente, che difende la tutela come funzione di interesse generale, non riducibile a un costo, che è sempre più presente nei territori, perché la rete fisica, oltre a quella digitale, farà sempre più la differenza.
“Il nostro compito non è soltanto difendere chi rischia di perdere un diritto – ha concluso Pagliaro – ma costruire una società in cui nessuno debba rinunciare ai propri diritti”.